I nostri disegnatori


Gianluca Borg Borgogni

Gianluca Borgogni, detto “il Borg”, nacque a Montevarchi (AR) nel 1983. Attualmente vive e “lavora” a Laterina, ridente borgo medievale a pochi chilometri da Arezzo, vivendo ovviamente a sbafo con i suoi (non sia mai che qualcuno si dimentichi che il Borg è un vero ed orgoglioso italiano, e chi volesse rompere si ricordi che c’è crisi e zitto).
La sua felice infanzia venne segnata da un precoce amore per il cinema e in particolare per i film horror, fantasy e fantascientifici.

Anche il disegno rappresentava una grande passione e con esso trovò il mezzo per esprimere, con carta e penna, un immaginario già irrecuperabilmente malato disegnando nient’altro che mostri. Tanto che il padre dopo un po’ sbottava con un “Ma o che è ‘sta roba? Mai una casetta, un pratino con i fiori, un bellissimo boschetto con gli animali!”.
Ma il piccolo Borg aveva già le idee chiare e la risposta pronta “Oh babbo, a me mi garba H.R. Giger, e da grande voglio fa’ le robe alla Giger!” portò l’austero padre a gettare definitivamente la spugna.
Alle elementari il Borg scoprì i comics Marvel che, nel fanciullo, non tardarono a manifestarsi come nuove, eccezionali, forme di autismo.
Ma quando suo zio Gino lo iniziò al magico sport della pesca, ecco che la realtà perse completamente la sua valenza, diventando un mero luogo di transito.
Il nostro affezionatissimo passò il periodo delle medie sperando di ottenere, come Peter Parker, straordinari poteri grazie alla puntura di un ragno radioattivo. Cercò così un ragno, lo irradiò, ma, ahimè, la puntura dell’aracnide in codesta condizione straordinaria gli procurò soltanto uno shock anafilattico e la temporanea perdita di una discreta quantità di capelli.
Ai tempi dell’Istituto d’Arte di Arezzo, il Borg ebbe modo di conoscere gente mentalmente disturbata. Sì, tanto quanto lui, e questo fu chiaramente un segnale di smisurata emancipazione.
Dopo il diploma, il Borg frequentò la Scuola di Comics di Firenze. Illustri maestranze sfilavano davanti ai suoi occhi, mentre insormontabili complessi d’inferiorità lievitavano come il “ciambellone-sempre-troppo-alto” di sua madre.
Il Borg è sostanzialmente un illustratore ma non per questo il suo rapporto con il disegno è stato sempre idilliaco. Una volta si frantumò gli zebedei in maniera talmente accentuata che gli venne la straordinaria idea di diventare una guida ambientale escursionista.
Se la conoscenza dell’ittiofauna fu per lui una risorsa (ma di scarsissima utilità pratica), non si può dire lo stesso della sua esperienza in botanica: il faggio, per il Borg, è ancora drammaticamente troppo simile alla roverella.
E non parliamo della sua attitudine per l’orientamento topografico: il solo modo che ha per non perdersi seguendo un itinerario su una cartina, è restare fermo immobile sul punto di partenza finché qualcuno non va a riprenderlo.
Insomma, anche in questo caso l’odore di disoccupazione protratta non stenta a farsi sentire. Fortunatamente la comprensiva madre non fa che consolarlo con frasi del tipo “Qua bisogna far qualcosa Tato, un si può continuare così, un si può continuare così! Sei bravo a disegnare, volevi fare il designer concettuale, il regista (povero cialtrone illuso!), e adesso se ti va bene ti ritroverai a distinguere sui sentieri le impronte del capriolo da quelle del daino!”.
Cuore di mamma.
Per il resto la vita del Borg è rimasta cristallizzata all’infanzia: non fa che guardare film di ogni genere, legge fumetti di tutti i tipi e talvolta disegna mostri.
A volte, mentre lo fa, gli passa vicino suo padre, che lo osserva silente, pur con quell’inequivocabile espressione che sembra voler dire “Ma o che è ‘sta roba? Mai una casetta, un pratino con i fiori, un bellissimo boschetto con gli animali!”.

Ogni tanto il Borg lo prende alla sprovvista e accanto al mostro di turno disegna un’impronta di daino. Non sarà “Un bellissimo boschetto con gli animali”, ma almeno, in qualche modo, ne evoca un sentore. E il padre, a giudicare dal volto più rilassato, quasi sciolto, sembra gradire.
Anche se la sensazione che in realtà si stia allontanando singhiozzando è comunque bella consistente…

Elisabetta Simonti

Nata a Montevarchi nel 1967 (ho dato un occhiata a cosa accadde in quell’anno: morì Che Guevara, i Pink Floyd pubblicano il loro primo album The Piper at the Gates of Dawn, viene instaurata la dittatura dei Colonnelli in Grecia, l’esercito israeliano occupa la Striscia di Gaza, gli altopiani del Golam e la Cisgiordania, e molto altro). Alla fine un normale anno come ne seguiranno molti. Ho cominciato fin da piccola a riempire la casa di Topolini che leggevo in ogni luogo ed in ogni momento, facendo infuriare la mamma quando lo leggevo a tavola.

Alla fine delle medie optai per l’Istituto Statale d’Arte di Arezzo scegliendo alla cieca, in quanto aveva meno ore di matematica o almeno così pensai… non sapendo che poi il disegno sarebbe diventato la mia passione. Quando cominciai ad avere un po’ di dimestichezza con le basi dell’illustrazione, inventai vari fumetti e personaggi che incarnavano e recitavano i vari avvenimenti della mia vita quotidiana. Mi divertivo a realizzare le caricature dei professori (ebbero successo e non se la presero mai a torto). Preferivo al disegno dei figurini di moda una resa dell’immagine realistica ma anche spiritosa e divertente. Infatti dalle letture Disney, passavo piano piano a quelle più impegnate, da Corto Maltese a Frigidare, Comic Art, Linus ecc… Spendevo soldi per queste riviste e per comprarmi materiali per disegnare… Povera mamma! Mi sono persa la rivista Il Male e questo mi è dispiaciuto molto…

Il percorso naturale era l’Accademia di Belle Arti di Firenze e la sezione che ho scelto era Pittura. Ricordo di quel periodo la spensieratezza, l’amore e una Firenze molto edonista.

L’ho conclusa con il mio primo figlio di due anni in braccio, era il 1990 e da quel punto in poi ho disegnato solo per me, i miei familiari, gli amici che chiedevano il regalino di natale alternativo e basta…

Nel frattempo facevo la copista, praticamente riproduzione di quadri antichi per un antiquario di Firenze. In casa il cavalletto era sempre aperto e appoggiato da una parte, con i tubetti di tempera sparsi da tutte le parti – chi non ha una stanza propria tipo studio è difficile – e questo stile l’ho portato avanti per molto tempo; infatti i primi quadri che ho esposto erano tutti a carattere di copia, capricci, marine, vedute… Poi, una sera davanti a un quadro di una serie commissionatemi per un agriturismo ho avuto un senso di repulsione. Ho rimesso a posto i colori, ho tirato fuori rapidograph e schetck book e sono ritornata al primo amore: il fumetto e l’illustrazione.

Ho ricominciato grazie ad un concorso su Facebook. Un giorno digitando “Disegnatori cercasi…” mi sono imbattuta in un autore che aveva indetto un concorso per illustrare il suo libro che era già stato approvato da una casa editrice. Sceglievi una descrizione da rappresentare et voilà. Vinceva chi aveva più voti (diciamo più amici). Chiaro che come quarantenne le amicizie sono molto poche e non sempre ben disposte… ma appena spedii il disegno nel lasso di tempo di mezz’ora fui contattata dall’autore, il quale mi promise subito di pubblicare i miei disegni, non solo per quel volume, ma anche per i restanti due che formano la trilogia “ I Demoni di Eukora”. Dalla fiera del libro all’Eur di Roma, alla fantastica giornata di Lerici “ Aperitivo con l’autore” con il mio nome che avrebbe campeggiato nella piazzetta per tutta l’estate fino alla fine dell’evento, alla fiera del libro di Milano, per arrivare a Camerino all’Università con “Incarthia”. Insomma un turbinio di eventi e soddisfazioni che mi hanno portato fino ad oggi, finalmente nella mia amata città, Montevarchi. Tirando le somme fino ad adesso posso dire che il guscio che mi avvolgeva si è rotto con la consapevolezza e l’orgoglio che quello che sto realizzando mi piace ed adesso posso mostrarlo agli altri. Nel frattempo sono alle prese con dei disegni per la trasmissione “La Banda dei piccoli Chef” in onda ogni martedì per 10 settimane su Teletruria. L’angolo della chimica in cucina che ho il piacere e l’onore di illustrare, diventerà alla fine un libro a cura della LILT ( Lega Italiana Lotta ai Tumori) ed il ricavato sarà in beneficenza.